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Papilio machaon

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

https://it.wikipedia.org/wiki/Papilio_machaon

Le uova di macaone vengono generalmente deposte sulla pianta nutrice, sono di piccole dimensioni e di colore giallo-arancio. Con il progressivo sviluppo della larva, le uova cambiano colore assumendo una colorazione nera poco prima dell’uscita della larva. La larva di macaone utilizza fin da subito il suo apparato masticatorio per degradare e ingerire la parete dell’uovo, che costituirà la sua prima fonte di nutrimento.

Bruco

Il bruco appena slarvato é di colore nero, presenta delle spine lungo il dorso ed é lungo pochi mm. In questa forma si nutre abbondantemente della pianta nutrice, assumendo dimensioni sempre maggiori. In seguito a 3 o 4 mute, il bruco diventato maturo acquisisce un colore azzurro-verde e presenta un preciso motivo ad anelli neri punteggiati di arancione sulla porzione dorsale. Raggiunge una lunghezza massima di 6 cm, dopodiché si impupa formando la crisalide.

Pupa o crisalide

Nei giorni precedenti l’impupamento, il bruco si nutre della pianta nutrice in maniera abbondante, espellendo un elevato quantitativo di feci di colore verde scuro e dalla forma sferica. Ad un certo punto il bruco smette di nutrirsi e, insieme alle sue feci, espelle un liquido semitrasparente di colore verde. Questo evento precede la successiva metamorfosi in crisalide. In questa fase il bruco aumenta la sua motilità con lo scopo di ricercare il punto più adatto per impuparsi. Una volta trovato, il bruco si lega al supporto (es. ramo, stelo, ma anche superfici inerti) tessendo un reticolo di seta a livello dell’estremità inferiore del corpo. Inoltre, tesse una sorta di cintura che permette di sostenere anche la parte superiore del corpo al supporto. A questo punto, nel giro di 24-48 ore, il bruco riduce il suo volume ed effettua l’ultima muta, trasformandosi da bruco a crisalide. La crisalide può assumere colore verde o bruno. Progressivamente la crisalide diventa trasparente, lasciando intravedere il colore delle ali della farfalla. In base alla stagione, la metamorfosi da crisalide a farfalla può avvenire nel giro di 10-15 giorni o anche mesi.

Adulto

Con i suoi quasi 8 centimetri di apertura alare massima, non è difficile incontrarla e notarla soprattutto nelle campagne o in collina dall’inizio della primavera (periodo in cui le crisalidi sfarfallano), fino ad autunno inoltrato.

Fulmini

https://it.wikipedia.org/wiki/Fulmine

Da Wikipedia, l’enciclopedia libera.

In meteorologia il fulmine (detto anche saetta o folgore) è un fenomeno atmosferico legato all’elettricità atmosferica che consiste in una scarica elettrica di grandi dimensioni che si instaura fra due corpi con elevata differenza di potenziale elettrico.

I fulmini più facilmente osservabili sono quelli fra nuvola e suolo, ma sono comuni anche scariche fra due nuvole (saetta) o all’interno di una stessa nuvola (saetta). Inoltre qualsiasi oggetto sospeso nell’atmosfera può innescare un fulmine: si sono osservati infatti fulmini tra nuvola, aeroplano e suolo. Un caso particolare sono i cosiddetti fulmini globulari al suolo, tuttora in fase di studio e ricerca.

Le condizioni ideali per lo sviluppo di fulmini sono i cumulonembi tipici dei fenomeni temporaleschi, ma sono stati osservati fulmini anche durante tempeste di sabbia, bufere di neve e nelle nuvole di cenere vulcanica.[2] Un caso particolare e raro è quello legato alla cosiddetta tempesta di fulmini ovvero sequenze ininterrotte di fulmini a brevissima distanza uno dall’altro (pochi secondi) per una durata complessiva anche di un’ora.

A causa della grande potenza rilasciata, essi costituiscono una minaccia per l’incolumità umana, sebbene con rischi inferiori a molti altri fenomeni. Una loro rappresentazione stilizzata è spesso usata nell’iconografia mitologica e araldica.

Descrizione

Il fenomeno elettrico

Generalmente, si descrive il fulmine come una singola scarica, ma sono molto frequenti i casi in cui si verificano una serie di scariche in rapida successione. Tipicamente, l’intervallo di tempo tra una scarica e l’altra può oscillare tra i 5 e i 500 millisecondi, e la serie nel complesso può durare anche 1,5 secondi.

L’attività luminosa connessa alla scarica di un fulmine è detta lampo, mentre l’espansione del canale ionizzato in seguito alla scarica genera un’onda d’urto molto rumorosa, il tuono. Un osservatore distante vede il lampo sensibilmente prima di sentire il tuono, poiché il suono viaggia a velocità molto inferiore a quella della luce (0,340 km/s circa contro 300.000 km/s) e quindi percepirà un ritardo di circa tre secondi per ogni chilometro di distanza dal fulmine. L’intensità della corrente elettrica prodotta da un fulmine varia tipicamente tra i 10 e i 200 kiloampere.

Più in particolare, il fulmine è una colonna di gas ionizzato (plasma), con le seguenti caratteristiche fisiche principali:

grandezza fisica valore
corrente elettrica 2-200 kA
temperatura (stato termico di un corpo) elettronica 50 000 K
diametro della colonna di plasma 10-50 cm
carica elettrica totale 5-10 C
differenza di potenziale 1-10 × 109 V

L’ultimo valore (differenza di potenziale ai capi del fulmine) dipende dalla lunghezza dello stesso: sapendo che il potenziale di rottura dielettrica dell’aria è di 3000 V/mm, un fulmine lungo 300 m sarà generato da una differenza di potenziale di 300 × 3 × 106 = 9 × 108 ≈ 109V[il canale di prescarica abbassa il potenziale di rottura dielettrica]. In realtà, la grande pericolosità del fulmine è dovuta, più che alle grandi tensioni, alla corrente che fluisce nel canale d’aria ionizzata: essendo infatti il plasma un ottimo conduttore di corrente, esso permette il fluire di correnti tipiche di migliaia di ampere (si consideri che bastano circa 20 mA per causare danni fisiologici da folgorazione).

Martin Pescatore

https://it.wikipedia.org/wiki/Alcedo_atthis

La specie è stata descritta scientificamente per la prima volta da Linneo nel suo Systema Naturae del 1758, col nome scientifico di Gracula atthis[4], sottintendendone un’affinità con gli uccelli comunemente noti come “merli parlanti”. Tale affinità, basata unicamente su similitudini esteriori, si è rivelata infondata, e pertanto questo uccello è stato successivamente riclassificato nel genere Alcedo.
Il nome scientifico del genere deriva dal latino alcedo, termine utilizzato dagli antichi per descrivere questo animale e derivante a sua volta dal greco ἀλκυών (halcyon), in riferimento al mito di Alcione, che venne trasformata dagli dèi in uno di questi uccelli assieme al marito Ceice: il nome della specie deriva anch’esso dal latino Atthis, col significato di Attide, intesa come la bellissima favorita della poetessa Saffo[5]: è tuttavia da notare che Marziale chiama con questo nome Procne e Filomela dopo la loro trasformazione in uccelli (rispettivamente una rondine ed usignolo).

Nell’ambito del proprio genere di appartenenza, il martin pescatore comune è affine geneticamente al molto simile martin pescatore dalle orecchie bianche (Alcedo meninting), oltre che al martin pescatore blu (Alcedo semitorquata) e al martin pescatore di Blyth (Alcedo hercules)[6].

Un martin pescatore a Bentivoglio.

Occupando un areale così ampio e un gran numero di habitat differenti, non stupisce che il martin pescatore presenti una variabilità locale assai marcata, che ha portato gli studiosi ad identificarne almeno 7 sottospecie, distinguibili fra loro principalmente in base alla tonalità di colore dell’azzurro del dorso e dell’arancio sul ventre, ma anche per altri parametri come le dimensioni e le proporzioni del becco rispetto alla testa e al corpo;

  • Alcedo atthis atthis: la sottospecie nominale, nidificante dall’Italia meridionale e al Nordafrica fino al Kashmir e alla Siberia, mentre sverna in Nubia, penisola arabica e Pakistan.
  • Alcedo atthis bengalensis: diffusa dalla Mongolia e al Giappone a sud fino all’India orientale, al Sud-est asiatico e alle Filippine, dove sverna. Più piccola e dalla colorazione più vivida rispetto alla sottospecie nominale.
  • Alcedo atthis floresiana: diffusa nelle isole dell’arcipelago indonesiano fra Bali e Timor, di colore blu intenso con disegno rossiccio con presenza di blu sulle guance.
  • Alcedo atthis hispidoides: diffusa fra Sulawesi e la Nuova Guinea, oltre che in numerose isole della Melanesia e della Micronesia. Il colore blu è ancora più scuro che nella sottospecie floresiana e anche il disegno guanciale è bluastro: sono inoltre presenti riflessi purpurei su nuca e coda.
  • Alcedo atthis ispida: nidifica in gran parte dell’Europa, dalla porzione meridionale della penisola scandinava alle isole britanniche ad est fino agli Urali, mentre sverna nella porzione meridionale della penisola iberica e in Medio Oriente: rispetto alla sottospecie nominale presenta dimensioni leggermente maggiori e piumaggio più chiaro con presenza diffusa di bianco su gola e nuca.
  • Alcedo atthis solomonensis: endemica della porzione delle Isole Salomone ad ovest dell’isola di Makira, rappresenta la sottospecie asiatica di maggiori dimensioni e si presenta simile ad Alcedo atthis hispioides, rispetto al quale presenta sfumature purpuree ancora più evidenti e col quale condivide l’areale e si incrocia senza problemi,.
  • Alcedo atthis taprobana: sottospecie diffusa in India meridionale e Sri Lanka, di taglia simile alla sottospecie bengalensis, rispetto alla quale presenta becco più corto e tozzo e iridescenza della parte dorsale del corpo tendente all’azzurro piuttosto che al verde.

In generale, le dimensioni delle sottospecie tendono a diminuire con un gradiente che va in direttrice nord-ovest/sud-est (con la notabile eccezione della sottospecie solomonensis), gradiente secondo il quale si osserva anche il cambiamento del colore della macchia guanciale da arancio a blu e dei riflessi della parte dorsale del corpo da verdi ad azzurri e (a sud della linea Wallace) la comparsa di riflessi color porpora sul dorso.

Bacillus rossius

Insetto Stecco

https://it.wikipedia.org/wiki/Bacillus_rossius

Descrizione

Il colore varia dal verde al marrone chiaro, l’addome nelle femmine è circondato da una sottile linea chiara le ninfe sono verde chiaro. Con eccezione delle dimensioni, sono identiche all’individuo adulto. Le femmine, che possono raggiungere i 10,5 cm, sono notevolmente più grandi dei maschi, che misurano circa 6 cm. Le antenne sono corte. La struttura fisica permette a questo insetto, sia nello stadio adulto, sia in quello di ninfa, di mimetizzarsi in maniera molto efficace tra i ramoscelli delle piante di cui si nutre, somigliandogli notevolmente.

Biologia

Lo si può incontrare soprattutto di notte, essendo un animale per lo più con attività notturna ma anche di giorno nascosto sotto le foglie della pianta ospite. Se disturbato o infastidito, può irrigidirsi e cadere al suolo fingendosi morto (tanatosi) oppure oscillare come dei ramoscelli al vento.

Alimentazione

L’insetto stecco si nutre di foglie di nocciolo, rovo, lampone, melo, faggio oppure rose. Vive in habitat piuttosto umidi ed arieggiati.

Riproduzione del Bacillus rossius

Si riproduce sia partenogeneticamente, sia tramite una riproduzione anfigonica. Le uova sono di colore chiaro con macchie scure tendenti al nero e sono grandi all’incirca 2 mm.

Subisce alcune mute, durante le quali esce dalla sua pelle e aumenta di dimensioni

Ogni anno si sviluppano due generazioni, delle quali la prima in primavera, la seconda in estate. Le uova della seconda generazione sopravvivono all’inverno, mentre gli insetti non sopravvivono in natura alla stagione più fredda ma in cattività possono sopravvivere fino al Marzo successivo in contemporanea alla nascita della generazione successiva. Di notte la femmina depone fino a 16 uova, facendole semplicemente cadere sul terreno. In totale una femmina nel corso della propria vita può deporre oltre 1000 uova. Queste sono ovali, lunghe 2mm, larghe 1,5 mm di colore marrone chiaro con macchie scure.

I maschi sono rari di colore marrone scuro molto più sottili delle femmine lunghi 6/7 cm

La sua aspettativa di vita è di 1 anno.

La specie Bacillus rossius in Italia centro-meridionale si riproduce anfigonicamente, mentre in Toscana, Marche ed Emilia-Romagna si rinvengono esclusivamente popolazioni partenogeniche, che con normale meiosi sviluppano uova che si auto-attivano e portano alla formazione di germi aploidi, i quali, per restituzione anafasica, diploidizzano sviluppando un embrione normale. La facoltatività di questa partenogenesi sta nel fatto che qualsiasi femmina proveniente dalle popolazioni partenogeniche può essere fecondata da un maschio ed è in grado di produrre discendenza deuterotoca (comprendente entrambi i sessi) e, naturalmente, femmine che normalmente si riproducono per via anfigonica, isolate dai maschi, possono dare ovature con una certa discendenza partenogenica telitoca, con una netta tendenza, deposizione dopo deposizione, ad ottenere rese molto alte rispetto alle prime deposizioni in assenza di maschi.

Phyllium Giganteum

Phyllium Giganteum Insetto Foglia

https://it.wikipedia.org/wiki/Phyllium_giganteum

Phyllium giganteum Hausleithner, 1984 (chiamato anche Fillio o comunemente insetto-foglia) è un insetto fasmoideo della famiglia dei Phylliidae[1], molto abile nel mimetizzarsi tra il fogliame, data la particolare somiglianza.

Tali insetti sono erbivori e vivono in zone umide, in particolare nelle Indie e nelle isole dell’Oceano indiano[2].